Roncalli e gli ebrei



Molti ebrei, durante la seconda guerra mondiale, vennero salvati dal futuro Papa Giovani XXIII, che era allora nunzio apostolico in Turchia.

Nel 1935 Mons. Angelo Roncalli è nominato dal Vaticano vicario apostolico e delegato in Turchia e contestualmente delegato per la Grecia. Giunge ad Istanbul, proveniente da Sofia, il 5 gennaio 1935. Vi resterà dieci anni. Anche a Istanbul - in un momento drammatico della storia dei due paesi confinanti, causa la guerra - il futuro Papa instaura ottimi rapporti con i rispettivi governi e con gli ortodossi. Riesce in particolare a dialogare con le autorità civili turche in un periodo reso delicato dalla rivoluzione laica avviata da Kemal Ataturk.

La Turchia, durante gli anni delle persecuzioni naziste, è una sorta di terra di salvezza per molti ebrei. Roncalli si attiva perché il Vaticano si impegni attivamente a favore delle vittime del nazismo, e lui stesso affettua azioni di salvataggio e offre assistenza all’"Agenzia ebraica", adoperandosi per far ottenere i visti di transito agli ebrei, grazie anche all’appoggio delle autorità locali. I cattolici turchi lo chiamano Diado che significa Padre Buono.



La sua opera di assistenza agli ebrei è infaticabile. Quando nell’agosto del 1938 Roncalli fa conoscenza con il nuovo ambasciatore della Germania a Istanbul, Franz von Papen, ex cancelliere del Reich, non esita a chiedergli aiuto in favore degli ebrei.

Testimonia l’ambasciatore tedesco: "Andavo a Messa da lui nella delegazione apostolica. Parlavamo del modo migliore per garantire la neutralità della Turchia. Eravamo amici. Io gli passavo soldi, vestiti, cibo, medicine per gli ebrei che si rivolgevano a lui, arrivando scalzi e nudi dalle nazioni dell’est europeo, man mano che venivano occupate dalle forze del Reich. Credo che 24 mila ebrei siano stati aiutati a quel modo. Il 4 agosto 1944 dovetti lasciare il Bosforo, richiamato a Berlino e Roncalli mi venne a salutare a Buyukada, la prima stazione dopo il capolinea di Istanbul. Per venti minuti camminammo su e giù per il marciapiede, tenendocii sottobraccio. Alla fine mi inginocchiai e chiesi una benedizione. Avevo la netta sensazione che non ci saremmo più rivisti perché gli Alleati mi avrebbero certamente impiccato". In realtà von Papen si salverà, e proprio grazie all’intervento in suo favore di Roncalli, nel processo di Norimberga. Di lui volle sempre portare in tasca il rosario che gli aveva regalato.

Nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale. E mons. Roncalli sfruttando la neutralità turca e la fiducia conquistata presso alcuni ambasciatori delle potenze alleate, salva molte vite umane. Apre, per i prigionieri di guerra, un ufficio a Istanbul, il Focolare della Divina Provvidenza. Grazie all’impegno e ai contatti di Roncalli, centinaia di scritti e cartoline dei soldati italiani impegnati nella tragica campagna di russia arrivano dalla Turchia, tramite la Croce Rossa, alla Santa Sede.

Scrive nel Giornale dell'Anima: "Poveri figli di Israele. Io sento quotidianamente il loro gemito intorno a me. Li compiango e faccio del mio meglio per aiutarli".

In un brano del diario di Roncalli riguardo ad un'udienza con Pio XII del 10 ottobre 1941. Roncalli scrive che il papa «si diffuse a dirmi della sua larghezza di tratto coi Germani che vengono a visitarlo. Mi chiese se il suo silenzio circa il contegno del nazismo non è giudicato male». Cfr. Alberto Melloni, Fra Istanbul, Atene e la guerra. La missione di A. G. Roncalli (1935-1944), p. 240.

Durante la guerra, una nave piena di bambini ebrei tedeschi, miracolosamente sfuggita ad ogni controllo, giunge al porto di Istanbul. Secondo le regole della neutralità, la Turchia avrebbe dovuto rimandare quei bambini in Germania: così sarebbero finiti tutti nei forni crematori. Mons. Roncalli prova ogni via; il suo telefono non ha più pace, notte e giorno, ma alla fine - anche grazie alla sua amicizia con l'ambasciatore von Papen - i bambini sono salvi.

Nel '44, quando iniziano le deportazioni tedesche e le esecuzioni in massa in Ungheria, la sua attiva collaborazione con il diplomatico svedese Raoul Wallenberg consente a migliaia di ebrei predestinati di evitare la camera a gas. Venuto a conoscenza che - grazie a Wallenberg - migliaia di ebrei sono riusciti a varcare il confine dell'Ungheria e a rifugiarsi in Bulgaria, Roncalli scrive una lettera al re di quel paese Boris (che conosce benissimo, in quanto è stato per dieci anni nunzio apostolico in Bulgaria), pregandolo di non cedere all'ultimatum di Hitler che ordina di rispedire indietro i fuggiaschi. Boris cede alle preghiere del vicario apostolico e di notte lascia partire quegli esuli alla volta della Turchia, da dove raggiungeranno la Palestina e le Americhe.

In quei drammatici frangenti, Roncalli scrive che la radice dei mali di quel periodo stava nell’abbandono degli insegnamenti evangelici e nel nazionalismo esasperato.

La parentesi turca termina l 27 dicembre del 1944, quando Roncalli viene nominato nunzio in Francia.

Nel corso della sua vita, Giovanni XXIII non dimenticherà mai le esperienze vissute come nunzio ad Istanbul, né la drammaticità dell’Olocausto: ricordi che in seguito avrebbero influenzato in maniera decisiva il suo pontificato, durante il quale, con la "Nostra Aetate", il documento del Concilio Vaticano II che abolì l’accusa di deicidio agli ebrei, aprendo una fase nuova nei rapporti interreligiosi.

Nel settembre del 2000 la International Raoul Wallenberg Foundation ha chiesto formalmente allo Yad Vashem Institute di Gerusalemme di inserire il suo nome nell'elenco dei "Giusti tra le nazioni".


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